“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e di più non dimandare”

Una politica che non c’è. Da chi sta al Governo a chi sta all’opposizione. Una società malata

A dirla come nella Divina Commedia parrebbe che ogni cosa che succede nel panorama politico italiano sia inevitabile e naturale. Decisa da qualche divinità a cui non si può derogare. In realtà è semplicemente un lungo viaggio, una evoluzione (ovviamente in senso negativo per come la leggiamo noi) di una società con pochissimi valori se non il materialismo esasperato. Una conseguenza. Un disfacimento dei costumi.

Assistiamo ad uno svilimento della politica che però non è un punto di partenza ma soltanto di arrivo. Parlar male dei politici oggi è semplice e cool ma in realtà la classe politica è soltanto il frutto di un albero malato. Il qualunquismo e il populismo non ne sono la risoluzione. E’ la società che produce politici corrotti o incapaci, burocrati incompetenti, imprenditori truffatori ed evasori fiscali, artigiani pressapochisti, gente sfaticata etc. etc. Dovremmo curare la società. Ecco il vero malato. Rimettere i valori al punto giusto. Ridare forza alla scuola, alle istituzioni, alla chiesa, unici scogli cui aggrapparci in una globalizzazione pericolosissima, sarebbe la soluzione.

Una globalizzazione che disperde. Disperde le differenze, la storia e le culture, disperde noi stessi come animale originale travolto dal consumismo. Non possiamo stupirci di fronte ad un Movimento 5 Stelle figlio di questo tempo che promette aria fritta, che porta la politica al qualunquismo esasperato. Ognuno può far politica senza alcuna competenza. Uno vale uno, altro che meritocrazia.

Un movimento che fa decidere ad una piattaforma dove si esprimono in 50 mila su di un tema nazionale importante come la richiesta di autorizzazione a procedere da concedere o no su Salvini. Praticamente i numeri di un congresso non quelli della base dei votanti 5 Stelle, una cupola. Gli stessi quadri bonapartisti che in Basilicata con 332 preferenze hanno deciso come candidato a presidente regionale Antonio Mattia. Non possono chiamarla scelta del popolo. Quale popolo? Sono decisioni che non appaiono né decisioni di responsabilità di chi guida uno schieramento né decisioni di una vera base che dovrebbe avere numeri molto molto maggiori. Una mediocre via di mezzo. Un non senso presentato però come estremo atto democratico. Ed ecco rimangiarsi tutto e più di tutto dalla Tap alla Tav (tra poco), dai contatti pressapochisti con i rivoluzionari dei gilet gialli al reddito di cittadinanza, dall’Europa cattiva all’Europa con cui abbiamo trattato. Un unico effetto: abbiamo aumentato il tasso di inaffidabilità del Paese.

Il governo Lega-5 Stelle si conferma un esperimento che condivide solo lo stile di slogan urlati, semplificati, e la richiesta di “massima diffusione” sui social. Il resto, dichiarazioni alla mano, è un mix di contrapposizioni e contraddizioni. Insomma non siamo di fronte a un salto di qualità ma semplicemente ad una continua evoluzione verso il basso dove il resto della politica, le beneamate opposizioni, non certo risaltano per meriti. Le opposizioni, dal centrosinistra ai resti del centrodestra, si attorcigliano in malesseri interni o sussulti senza proporre soluzioni per i veri malesseri di questa società. Piuttosto si rimettano al centro i valori veri e tradizionali e si ritrovino quegli scogli preziosi per aggrapparci e provare ad arginare la tempesta.

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