I fondi strutturali e di investimento Europei

Si parla spesso di fondi europei, ma spesso senza cognizione di causa. Cerchiamo di capire quindi quanti e quali sono e, ovviamente, a cosa servono

Benvenuti al terzo appuntamento con la rubrica Voci dall’Esperto, oggi dedicato agli strumenti finanziari utilizzati dall’UE per attuare concretamente la sua politica di coesione territoriale nelle regioni europee.

Alla Coesione economica, sociale e territoriale spetta il 34% delle risorse economiche del bilancio europeo, corrispondente, per il periodo di programmazione 2014/2020, a 351.8 mld di euro. Risulta cosi il secondo settore per capacità di spesa, secondo solo alla quota budgetaria dedicata alla Crescita sostenibile e alle risorse naturali che si aggira intorno al 40%.

Commissione Europea - Bilancio dell'UE 2015 per rubrica del quadro finanziario
Commissione Europea – Bilancio dell’UE 2015 per rubrica del quadro finanziario

Il bilancio totale dell’UE è approvato congiuntamente da Consiglio, Commissione e Parlamento Europeo ed è strutturato sulla base delle priorità di spesa dell’Unione, definite all’inizio del periodo di programmazione. In dettaglio, il quadro finanziario pluri-annuale ha una base settennale (nel nostro caso, il periodo è 2014-2020) e la Commissione è direttamente responsabile per la spesa .

Il bilancio dell’UE è in prevalenza un bilancio di investimenti: raccoglie le risorse degli Stati membri e genera economie di scala. Sostiene economicamente azioni che gli Stati possono finanziare più efficacemente insieme, concentrandosi sulle priorità fissate all’inizio del periodo di programmazione.

Il capitolo di spesa della Politica di coesione,  non è interamente sostenuto dall’UE, che copre comunque circa il 70 % dei costi complessivi. La politica di coesione è definita dall’UE, come un catalizzatore di finanziamenti pubblici e privati.

  • Pubblici perché  obbliga gli Stati membri al cofinanziamento attingendo ai bilanci nazionali (cofinanziamento che tocca circa il 25-30% del totale);
  • Privati perché  suscita fiducia negli investitori che trovano garanzie in progetti cofinanziati dall’Unione.

In dettaglio, se approfondiamo il budget della politica di coesione è possibile analizzare che la nostra torta di spesa si articola in più fondi, concepiti per scopi specifici e indirizzati a tematiche differenti. Questi sono chiamati Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Fondi SIE).

L’attuazione della politica regionale passa attraverso cinque fondi principali. I 2 più importanti sono: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo di coesione (FC), ai quali si aggiungono il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).

Nell’insieme, analizzando l’applicazione di questi fondi, osserviamo che circa l’80 % del totale sono spesi insieme agli Stati membri nell’ambito della gestione concorrente. Questo significa che questi fondi sono gestiti sì a livello locale, ma sotto il controllo della Commissione. Ad esempio, la Commissione Europea collabora con le singole autorità nazionali, con i ministeri per lo sviluppo regionale e con le  autorità regionali.

Più precisamente, il budget totale dedicato alla politica regionale è pari a 645.4 mld di cui 461 a carico dell’UE – dunque poco più del 70% del totale – a cui si aggiungono le compartecipazioni nazionali e private. In particolare dando un’occhiata ai fondi osserviamo che :

  1. FESR –  Fondo Europeo Sviluppo Regionale  ( dedicato a : sviluppo regionale e urbano) : 43,3 % dell’intera quota budgetaria dedicata ai fondi strutturali  > 279.7 MLD [199.2 mld a carico dell’ UE + 80.5 mld di contributo nazionale];
  2. FEADERFondo Europeo Agricolo Sviluppo Rurale : 23,5 % > 151.8 MLD [100 mld UE + 51.7 mld contributo nazionale] ;
  3. FSE  – Fondo Sociale Europeo ( inclusione sociale e buon governo) : 18.7 % > 120.7 MLD  [84 mld UE + 36.7 mld contributo nazionale] ;
  4. FCEFondo di Coesione Europeo ( dedicato alla : convergenza economica delle regioni meno sviluppate) : 11,6% > 74.8 MLD [63.2 mld UE + 11.5 mld contributo nazionale];
  5. FEAMPFondo europeo per gli affari marittimi e la pesca : 1,2 % > 7.9 MLD [5.7 mld UE + 2.2 mld contributo nazionale].

L’utilizzo di questi fondi, pur essendo abbastanza eterogeneo, abbracciando tematiche differenti, è legato di base a quelle che sono le priorità politiche della Commissione Europea , che sono delineate all’inizio del mandato (dunque nel nostro caso, ribadiamo, nel 2014,  con una prospettiva sul periodo di programmazione corrispondente dunque a 7 anni). Nel caso presente questi obiettivi sono raccolti nella cosidetta Strategia 2020, che si è prefissata 5 obiettivi da raggiungere:

  1. occupazione: il 75 % dei cittadini di età compresa tra 20 e 64 anni deve avere un impiego;
  2. ricerca e sviluppo: il 3 % del PIL dell’UE deve essere investito in ricerca e sviluppo;
  3. Cambiamento climatico e sostenibilità energetica:
    • 20 % in meno di emissioni di gas serra in UE rispetto ai livelli del 1990;
    • 20 % di energia da fonti rinnovabili
    • 20 % di aumento dell’efficienza energetica
  4. istruzione: riduzione dei tassi di abbandono scolastico prematuro al di sotto del 10 %;
  5. lotta alla povertà e all’esclusione sociale: almeno 20 milioni in meno di cittadini in condizioni o a rischio di povertà o esclusione sociale.

Questi fondi hanno criteri di utilizzo e applicazione differenti, ma sono  ripartiti essenzialmente sulla base del principio della solidarietà. Che cosa significa? Le regioni meno sviluppate o con un ritardo di sviluppo, ne hanno maggiormente diritto rispetto alle altre.  

A tal proposito, nel prossimo appuntamento parleremo della geografia economica delle regioni europee.

A presto!

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