Gli indicatori economici classificano le regioni Europee

Benvenuti al sesto appuntamento della rubrica Voci dall’Esperto, nel quale parleremo di come le risorse finanziarie sono attribuite alle regioni e di quali sono gli indicatori economici utilizzati per classificare le stesse.

Benvenuti al sesto appuntamento della rubrica Voci dall’Esperto, nel quale parleremo di come le risorse finanziarie sono attribuite alle regioni e di quali sono gli indicatori economici utilizzati per classificare le stesse.

L’Unione Europea, dopo aver diviso geograficamente il suo territorio, cerca di classificare le sue regioni in base ai loro indici di ricchezza, che esprimono di conseguenza il loro livello di sviluppo economico.

In particolare, partiamo dalla definizione di FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), che ci viene data dalla Commissione Europea – articolo 160 regolamento 1083/2006:

« […] il FESR contribuisce al finanziamento di interventi destinati a rafforzare la coesione economica e sociale attraverso il sostegno allo sviluppo e all’adeguamento strutturale delle economie regionali, inclusa la riconversione delle regioni industriali in declino e delle regioni in ritardo di sviluppo […]».

Il suo ruolo e obiettivo, resta quello di promuovere degli investimenti pubblici e privati, al fine di ridurre le disparità regionali nell’Unione.
Prima ancora di analizzare come questo fondo viene utilizzato, è opportuno definire le disparità.

Concretamente come sono individuate queste disparità? E quando, una regione si definisce in ritardo di sviluppo?
In principio i fondi europei continuano ad essere concepiti come una misura di sostegno economico, della quale hanno diritto a beneficiare tutte le regioni, nessuna esclusa.
Il livello del sostegno fornito, però continua a dipendere dagli indicatori di ricchezza di ciascuna regione, attualmente calcolati, rispetto al Prodotto Interno Lordo pro capite dell’UE a 27. 1 Al 2013 questo valore era fissato attorno ai 28.000 € pro capite, secondo il Fondo Monetario Internazionale (in Italia ci attestavamo intorno ai 26.000 € per avere un ordine di comparazione).

Possiamo notare come i criteri di attribuzione delle risorse sono variati negli anni in funzione proprio dell’ampliamento dell’Unione e alla conseguente variazione, dei suoi valori economici: l’economia degli Stati Membri nel corso degli anni si è evoluta e cosi sono cambiate le regioni. La politica regionale per il periodo di programmazione 2007-2013, ha
preso in considerazione, i valori riferiti all’Europa costituita da 15 Paesi membri. Da questa analisi venivano esclusi i Paesi entrati nell’Ue proprio nel 2004 , prevalentemente dell’Est Europa, che con il loro ingresso hanno contribuito ad un sensibile abbassamento dei valori medi del PIL pro capite dell’UE nell’Europa a 27 , dimensione di riferimento utilizzata proprio per l’attuale programmazione (2014-2020).

Acquisiti questi valori, l’UE definisce tre gruppi di regioni differenti [com’è possibile osservare nella cartina geografica sottostante]:

  1. Regioni meno sviluppate: le regioni il cui PIL pro-capite è inferiore al 75% del PIL medio dell’UE a 27 (in ROSSO);
  2. Regioni in transizione: il cui PIL pro-capite è compreso tra il 75% e il 90% del PIL medio dell’UE a 27 (in ARANCIO);
  3. Regioni più sviluppate: il cui PIL pro-capite è superiore al 90% del PIL medio dell’UE a 27 (in GIALLO).
[Commissione Europea – Politica Regionale: classificazione regioni UE per criteri economici]

Preso atto di questa classificazione dei territori dell’Unione – visivamente evidente grazie alla sua colorazione – seguirà un approfondimento su questa divisione geografico-economica delle regioni nel prossimo episodio, dove comprenderemo, partendo dal nostro Paese, quali regioni fanno parte di queste categorie e per quali motivi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.