Le regioni classificate in tre gruppi

Appuntamento dedicato alla classificazione delle regioni europee in tre grandi categorie, delineate sulla base dei loro indicatori di sviluppo economico…

Benvenuti al settimo appuntamento della rubrica Voci dall’Esperto, dedicato alla classificazione delle regioni europee in tre grandi categorie, delineate sulla base dei loro indicatori di sviluppo economico.

Dopo aver spiegato nel corso del precedente episodio quali sono gli indicatori e i parametri economici di cui l’Unione Europea si serve per classificare le regioni, cercheremo di completare il discorso analizzando concretamente quali regioni europee rientrano in quali categorie di sviluppo e seguendo quali criteri geografici.

Prendiamo dunque in esame, singolarmente, i tre gruppi di regioni che si evincono da questa classificazione su base economica.

Le regioni meno sviluppate

Analizzando il budget dedicato all’obiettivo Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione osserviamo come alle regioni meno sviluppate (in rosso) –quelle il cui PIL pro-capite è inferiore al 75% del PIL medio dell’UE a 27 – siano dedicati 164 mld di euro, ovvero il 52% del budget totale.

A questa categoria di regioni possiamo associare:

  • i territori del Sud Europa: le regioni del Sud Italia, il Portogallo (quasi integralmente), le regioni della Spagna occidentale (Extremadura), buona parte delle regioni della Grecia continentale;
  • i territori dell’Est Europa (il riferimento è ai Paesi entrati nell’UE nel 2004): La totalità dei Paesi Baltici; i paesi del gruppo Visegrad[1] (Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia, Ungheria) presi quasi nella loro interezza;
  • i territori degli Stati di recente adesione nell’UE (tra il 2007 e il 2013): Romania, Bulgaria e Croazia.

Per queste ultime due categorie di Paesi, la quasi totalità delle regioni rientra nella categoria “regioni meno sviluppate”. Le uniche eccezioni sono rappresentate dai territori delle città capitali – come i distretti di Praga, Varsavia, Bratislava e Bucarest – i cui parametri economici, permettono loro di essere collocate nel gruppo delle regioni più sviluppate. Queste rappresentano infatti, il traino dell’economia dei rispettivi Paesi europei, considerati tra i più in crescita dell’UE.


Immagine 1 – Le regioni più sviluppate dell’UE [La politica regionale – Commissione Europea]

Le regioni in transizione

La categoria delle regioni europee in transizione economica, (in arancio), appartiene al recente passato, essendo stata concepita proprio all’inizio del corrente settennato di programmazione. Circa il 10% del totale delle risorse destinate agli investimenti a favore della crescita e dell’occupazione è attribuito alle regioni in transizione.

A questo gruppo di regioni appartengono tutti i territori che si trovano in ripresa    economica o attraversano una fase di riconversione industriale. Queste sono prevalentemente concentrate nella zona grigia creatasi tra il Nord ed il Sud dell’Europa e a cavallo della barriera geografica Ovest-Est (ricalcando i limiti della storica “cortina di ferro”). Inoltre, è opportuno aggiungere le regioni meno sviluppate dei giganti economici dell’UE. Più in dettaglio:

  • Regioni in ripresa economica del Sud Europa: regioni del centro Italia (Sardegna, Abruzzo e Molise); regioni in crescita economica in Spagna (Andalusia, Castiglia-La Mancha), le regioni insulari e peninsulari greche (Creta e Peloponneso);
  • Regioni storicamente appartenenti all’Europa dell’Est: regioni dell’ex-Repubblica Democratica Tedesca (Pomerania, Sassonia, Brandeburgo);
  • Regioni meno sviluppate di Paesi Europei più ricchi: i territori scozzesi nel Regno Unito; le regioni francesi del Nord-Est e del centro (Alsace-Lorraine, Hauts-de-France, Limousin); lo stato federale di Vallonia in Belgio.
Immagine 2 – Le regioni europee in transizione economica [La politica regionale – Commissione Europea]

Le regioni più sviluppate

Alla categoria delle regioni più sviluppate (in giallo), si vede attribuito poco più del 15% delle risorse destinate agli investimenti a favore della crescita e dell’occupazione. A questa categoria corrispondono principalmente i territori dei Paesi del Nord e del Centro Europa, a cui si aggiungono le regioni più ricche di tutti gli altri paesi comunitari. In dettaglio:

  • Paesi del Nord Europa: Svezia, Finlandia, Danimarca (quasi totalità delle regioni);
  • Paesi del centro Europa: Olanda, Lussemburgo, Austria;
  • Le regioni più sviluppate ed economicamente all’avanguardia dei principali stati membri dell’Unione: Francia(le regioni non menzionate in precedenza), Germania (tutte le regioni del Sud e dell’Ovest), Italia (Nord e Centro), Spagna (Catalogna, Paesi Baschi e Nord del Paese), Irlanda e Regno Unito ( la quasi totalità eccezion fatta per Galles, Scozia e Irlanda del Nord).
Immagine 3 – Le regioni europee più sviluppate [La politica regionale – Commissione Europea]

La cartina geografica dell’Unione così ripartita sembra essere fedele e rimarcare la storia economico-politica del continente.

Non è possibile dunque evidenziare delle vere sorprese tra le regioni in esame, ma al tempo stesso diversi sono i casi regionali che destano molto interesse.

Questo tipo di classificazione che abbiamo visto applicata sulla cartina geografica dell’Ue, ricalca delle connotazioni storiche ma si evince dai fattori e valori di sviluppo economico relativi all’inizio del periodo di programmazione 2014-2020 (e quindi al periodo di pianificazione immediatamente antecedente). Lo scenario economico di questi anni potrebbe influire sulla variazione delle condizioni di sviluppo di alcuni dei Paesi dell’UE. Probabilmente, con il nuovo periodo di programmazione e con la variazione di alcuni parametri economici in esame, potremmo veder cambiare la colorazione di questa cartina e di conseguenza, attenderci un aggiornamento in merito ai gruppi di regioni, prima menzionati.

Ad oggi, un’osservazione obiettiva è legata alle linee di demarcazione che possiamo tracciare tra regioni più sviluppate e regioni meno sviluppate. Più precisamente, la linea di demarcazione Nord/Sud e quella Ovest/Est, dove rispettivamente a Nord ed a Ovest del Vecchio Continente troviamo i territori più sviluppati.

Questa linea di demarcazione sembra ben ricalcare la situazione del nostro Paese, dove le regioni del Centro Nord sono identificabili tra le più sviluppate, mentre il Sud e le Isole appartengono alla categoria delle regioni meno sviluppate. Il limbo è rappresentato – come già detto in precedenza – da alcune regioni del centro considerate in transizione economica (Molise, Abruzzo e Sardegna).

In merito all’evoluzione di un possibile scenario di classificazione di regioni italiane, la Basilicata è uno di quei territori che, visto il miglioramento di alcuni suoi indicatori, potrebbe passare dalla categoria “Regioni meno sviluppate” a quella di “Regioni in transizione.

Nel prossimo appuntamento cercheremo di capire più in dettaglio come queste risorse arrivano nelle casse delle regioni e come possono essere utilizzate sui territori.


[1] Il Gruppo di Visegrád è un’alleanza culturale e politica di quattro paesi dell’Europa centrale membri dell’UE – Polonia, Slovacchia, Rep.Ceca e Ungheria – ai fini dell’avanzamento militare, culturale, economico e della cooperazione energetica; in più il gruppo serve a promuovere l’integrazione dei singoli stati nell’Unione Europea.

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